FinituraLucidatura del marmo
Dall’opaco al lucido a specchio, sulla pietra appena rimessa in piano.
Rimettiamo in piano le lastre, cancelliamo i graffi profondi e i vecchi trattamenti per restituire al pavimento una superficie continua.

Ci sono pavimenti che nessuna lucidatura può salvare da sola: lastre che sporgono di qualche millimetro l’una rispetto all’altra, graffi profondi lasciati da un trasloco, avvallamenti scavati dagli acidi, strati di cera e resina sovrapposti negli anni. In questi casi la levigatura del marmo a Milano è il punto di partenza obbligato, perché riporta la pietra a una superficie continua e uniforme su cui tutte le lavorazioni successive possono dare il meglio.
Levigare significa asportare in modo controllato uno strato sottile di marmo, con mole diamantate a grana grossa montate su macchine pesanti, sempre lavorando ad acqua. Le sporgenze tra le lastre vengono abbassate fino a scomparire, i graffi profondi vengono cancellati, i vecchi trattamenti eliminati insieme alla pietra rovinata che li sosteneva.
È la lavorazione più impegnativa del restauro del marmo, e anche quella che cambia di più l’aspetto di un pavimento: alla fine, la stanza sembra più grande e la luce scorre senza interruzioni da una parete all’altra.
Se riconosce anche solo uno di questi segni, la sola lucidatura non basterebbe a ottenere un risultato uniforme.
Molti pavimenti dei palazzi milanesi sono stati posati a mano, lastra per lastra, su un letto di malta. Il risultato è bellissimo, ma raramente perfettamente complanare: bastano differenze di spessore tra le lastre, un assestamento del sottofondo o un intervento impiantistico successivo per creare piccoli gradini tra un elemento e l’altro. Con gli anni lo sporco si accumula lungo questi bordi, che si scheggiano e diventano sempre più visibili.
Nelle pose moderne capita l’opposto: lastre calibrate in fabbrica ma posate senza una levigatura in opera, con leggere sporgenze che la luce radente evidenzia impietosamente. In entrambi i casi la levigatura abbassa gli spigoli fino a creare un piano unico, poi uniforma l’intera superficie.
La levigatura è anche il modo più pulito per eliminare vecchi trattamenti. Cere, resine e finti cristallizzanti si rimuovono insieme al sottile strato di pietra che li tratteneva, senza dover ricorrere a sverniciatori aggressivi. Al termine, il marmo è di nuovo pietra nuda, pronta per essere lucidata e protetta.
La levigatura non è un unico passaggio, ma una serie di passate con abrasivi via via più fini. Il numero di passaggi dipende dalla durezza del marmo e dall’entità dei danni.
Mole a grana grossa abbassano i dislivelli e asportano cere, resine e graffi profondi. È la fase che consuma più pietra e più tempo.
A pavimento aperto si ripristinano giunti e piccole cavità con stucchi in tinta, che verranno levigati insieme alla pietra.
Grane medie cancellano i segni della sgrossatura e rendono la superficie omogenea su tutta la stanza.
Le ultime grane preparano la pietra alla finitura scelta: si può fermarsi a un opaco levigato oppure proseguire verso il lucido.
La levigatura ad acqua produce un fango composto da polvere di marmo e acqua. È il prezzo da pagare per non sollevare polvere, e va gestito con metodo: aspiriamo il fango man mano con aspiratori per liquidi, proteggiamo battiscopa e soglie con nastri e teli impermeabili e manteniamo asciutte le zone di passaggio. In condominio i residui non finiscono negli scarichi comuni: vengono raccolti, lasciati decantare e smaltiti correttamente. Anche l’ingresso dei macchinari si pianifica: misuriamo l’ascensore, verifichiamo gli orari consentiti dal regolamento e, nel centro, organizziamo il carico tenendo conto dell’Area C.
Non tutti i marmi reagiscono allo stesso modo sotto la mola. Un Botticino compatto, molto diffuso negli androni e sulle scale milanesi, richiede più tempo per ogni passaggio rispetto a un Carrara bianco, più tenero; un Bardiglio venato va seguito con attenzione perché le zone più scure e quelle più chiare possono consumarsi in modo leggermente diverso. Le graniglie e i seminati, frequenti nei condomini del Novecento, uniscono scaglie di marmo e legante cementizio: la levigatura deve rispettare entrambi, senza scavare il legante né far saltare le scaglie.
Per questo scegliamo mole, pesi e velocità in base alla pietra che troviamo, e controlliamo spesso il lavoro con una riga metallica e in luce radente. L’obiettivo non è togliere più materiale possibile, ma il minimo necessario per ottenere un piano davvero continuo.
Misuriamo i dislivelli, identifichiamo il marmo e verifichiamo lo stato del sottofondo e dei giunti.
Definiamo stanze, sequenza, ingombri da spostare e orari, per lasciare sempre una parte della casa o dell’edificio utilizzabile.
Pareti, battiscopa, porte e mobili fissi vengono protetti dall’acqua e dagli schizzi di fango.
Sgrossatura, ripristino dei giunti e passaggi successivi fino alla grana fine.
Lucidatura o finitura opaca, poi un protettivo traspirante adatto all’uso della stanza.
Una superficie levigata è la base ideale per qualsiasi finitura.
FinituraDall’opaco al lucido a specchio, sulla pietra appena rimessa in piano.
ResistenzaPer i pavimenti calcarei più calpestati, una volta lucidati.
SuperficiSaloni, corridoi e ingressi: come affrontiamo le grandi superfici.
No. Si asporta solo lo spessore necessario a eliminare dislivelli e graffi, di solito una frazione di millimetro, un po’ di più dove le lastre sporgono. Un pavimento in marmo di spessore normale può essere levigato più volte nel corso della sua vita senza problemi. Il rilievo iniziale serve proprio a valutare quanto materiale togliere.
Quasi nessuna, perché lavoriamo ad acqua. Al posto della polvere si forma un fango che aspiriamo durante la lavorazione e smaltiamo correttamente. Proteggiamo pareti e battiscopa dagli schizzi e manteniamo asciutte le zone di passaggio, così la casa resta vivibile nelle stanze non interessate.
Sì, ed è spesso consigliabile, perché anche lastre calibrate presentano piccole sporgenze dopo la posa. Bisogna però attendere che il sottofondo e la colla abbiano completato la presa: i tempi dipendono dai materiali usati e li concordiamo con l’impresa o con il direttore dei lavori.
Dipende dalla superficie, dalla durezza del marmo, dall’entità dei dislivelli e dal numero di stanze da liberare. Nel preventivo indichiamo una durata realistica e l’ordine in cui tratteremo gli ambienti, così può organizzarsi in anticipo.
Contano i metri quadrati, l’entità dei dislivelli e dei graffi, la presenza di cere o resine, il numero di giunti da ristuccare, la finitura finale e le condizioni d’accesso. Dopo il sopralluogo riceve un preventivo scritto e gratuito con ogni voce separata.
Può inviarci su WhatsApp qualche foto del pavimento, compresa una vista in luce radente che mostri i dislivelli, oppure compilare il modulo di richiesta preventivo. La ricontattiamo rapidamente per fissare il sopralluogo.
Ci mostri la situazione con qualche foto su WhatsApp o tramite il modulo: veniamo a misurare e Le prepariamo un preventivo gratuito.
Interveniamo nei palazzi storici del centro come nelle residenze contemporanee, fino alle ville del Lario.