CondominioAndroni condominiali
L’ingresso del palazzo, spesso trattato insieme alla prima rampa di scale.

Pedate livellate, spigoli ricostruiti e finiture sicure, con un lavoro gradino per gradino che lascia la scala sempre percorribile.

Una scala è la superficie in marmo che si consuma più in fretta: ogni persona appoggia il piede quasi sempre nello stesso punto, al centro della pedata e vicino allo spigolo. Dopo qualche decennio quel punto si abbassa, diventa opaco e talvolta leggermente concavo, mentre i lati restano intatti. Il restauro delle scale in marmo a Milano consiste nel riportare ogni gradino a una geometria regolare, sicura e omogenea, senza smontare nulla.
Lavoriamo su scale interne di ville e duplex, su scale padronali dei palazzi d’epoca e sulle scale condominiali che salgono dall’androne ai piani. In ogni caso il principio è lo stesso: un gradino alla volta, con macchine leggere e attrezzi manuali per gli spigoli, mantenendo sempre un passaggio libero per chi deve salire o scendere.
Per restaurare bene una scala bisogna guardarla come un insieme di pezzi diversi, ognuno con il suo tipo di danno.
È la parte orizzontale su cui si cammina. Si consuma al centro, perde lucentezza e, nei casi più avanzati, forma un leggero avvallamento che trattiene l’acqua di lavaggio.
Il bordo anteriore del gradino, chiamato anche toro o naso quando è arrotondato. Riceve colpi di valigie, carrelli e tacchi e si scheggia facilmente.
La parte verticale tra due pedate. Non si calpesta, ma si macchia con le punte delle scarpe, con l’acqua sporca dei lavaggi e con i prodotti che colano dall’alto.
Le fasce laterali in marmo e gli attacchi della ringhiera: zone dove si accumula lo sporco e dove la cera vecchia ingiallisce per prima.
Nei palazzi milanesi si incontrano soprattutto tre costruzioni. I gradini massicci, ricavati da un unico blocco di pietra, si trovano nelle scale più antiche e nelle scale padronali: sono spessi, robusti e sopportano bene una levigatura anche profonda. I gradini rivestiti, invece, sono lastre di marmo di pochi centimetri incollate su una struttura in cemento o laterizio; qui lo spessore disponibile è limitato e ogni millimetro asportato va calcolato con prudenza.
Le scale a sbalzo, con gradini incastrati da un solo lato nel muro della tromba, sono tipiche di alcuni edifici dell’Ottocento e del primo Novecento. Sono eleganti e leggere alla vista, e proprio per questo richiedono un approccio delicato: niente macchine pesanti, niente urti, lavorazioni a umido controllate per non far scorrere acqua nei punti di incastro. In tutti i casi verifichiamo prima lo stato della pietra e l’assenza di fessure strutturali; se notiamo un problema che esula dal marmo, lo segnaliamo prima di iniziare.
La pietra cambia anche con l’epoca: Carrara e bardiglio nelle scale ottocentesche, Botticino e Ceppo di Gré in molti edifici del Novecento, marmi colorati e graniti nelle scale del dopoguerra. Ogni pietra ha una durezza diversa, e quindi una progressione di abrasivi diversa.

Quando lo spigolo di un gradino è scheggiato o mancante, non serve sostituire il pezzo. Puliamo la frattura, prepariamo una resina strutturale pigmentata nel colore del marmo, la modelliamo con una sagoma che riprende il profilo originale — vivo, smussato o a toro — e, dopo l’indurimento, la levighiamo e lucidiamo insieme alla pedata. Il risultato è un bordo continuo, che si confonde con la pietra e torna a proteggere il gradino dagli urti.
Per le venature più marcate possiamo dipingere a mano sottili linee di colore nella resina prima della lucidatura, così che la ricostruzione segua il disegno della pietra.
Una scala in marmo lucidata a specchio è splendida, ma su una superficie in pendenza e spesso percorsa in fretta conviene ragionare sulla presa. Per questo, sulle pedate, proponiamo di frequente una finitura levigata o satinata: la superficie resta liscia al tatto, ma la microrugosità lasciata da una grana media migliora l’aderenza della suola, soprattutto quando il gradino è umido. Alzate, zoccoli e parapetti possono invece essere portati al lucido, creando un bel contrasto tra le parti calpestate e quelle decorative.
Questa soluzione evita prodotti antiscivolo filmogeni, che col tempo si consumano in modo irregolare e ingialliscono. La sicurezza nasce dalla pietra stessa, non da uno strato aggiunto.


Annotiamo per ciascun gradino il grado di usura, le scheggiature e le macchie, così da calibrare il lavoro e prevedere i tempi con precisione.
Lavoriamo a gradini alterni o su metà larghezza, segnalando con cartelli e nastri la parte in lavorazione: la scala resta sempre percorribile.
Ricostruiamo spigoli e piccole mancanze con resine in tinta e lasciamo indurire prima di levigare.
Riportiamo la pedata in piano, poi saliamo di grana fino alla finitura concordata; alzate e zoccoli si trattano con attrezzi più piccoli.
Un protettivo traspirante limita l’assorbimento di sporco e acqua senza rendere la superficie più scivolosa.
Nella maggior parte dei casi sì, livellando la pedata con una levigatura a grana grossa. Su gradini massicci lo spessore lo consente senza problemi. Su gradini rivestiti con lastre sottili valutiamo prima quanto materiale si può togliere: se l’avvallamento è molto profondo, possiamo attenuarlo e uniformare l’aspetto, lasciando una pedata solida e regolare senza compromettere lo spessore della pietra.
Sì. È una delle condizioni da cui partiamo. Lavoriamo su un gradino alla volta, oppure su metà della larghezza quando la scala è abbastanza ampia, e delimitiamo chiaramente la zona bagnata. Le resine delle riparazioni vengono protette durante l’indurimento. In un condominio concordiamo gli orari con l’amministratore e informiamo i residenti con un avviso.
Le resine strutturali che usiamo sono pensate per aderire alla pietra e sopportare urti e calpestio, e vengono levigate e lucidate insieme al marmo. Come la pietra originale, possono scheggiarsi in seguito a un colpo molto forte; in quel caso si riparano localmente con la stessa tecnica, senza dover rifare l’intero gradino.
Per le pedate di una scala molto frequentata consigliamo in genere una finitura levigata o satinata, più sicura sotto i piedi e meno sensibile ai segni del passaggio. Per le alzate e gli zoccoli si può scegliere il lucido. In una scala interna di casa, dove si cammina spesso in pantofole o scalzi, il lucido sulle pedate può essere una scelta valida.
Dal numero di gradini e di pianerottoli, dal tipo di costruzione, dalla profondità dell’usura, dal numero di spigoli da ricostruire, dalla finitura scelta e dalle condizioni di lavoro, come gli orari imposti dal regolamento di condominio. Dopo il sopralluogo riceve un preventivo scritto e gratuito, con il dettaglio delle voci.
Può scriverci su WhatsApp con alcune foto della scala, una d’insieme e qualche gradino visto da vicino, oppure compilare il modulo di richiesta preventivo. La contatteremo in tempi brevi per organizzare il sopralluogo.
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RestauroScheggiature, crepe e stuccature in tinta su ogni tipo di superficie.
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